Per anni l’analcolica è stata la scelta di chi guidava, e sapeva di rinuncia. Oggi non è più così, ma dipende da come è fatta.
Primo modo: togliere l’alcol
Si fa la birra normalmente e poi si rimuove l’alcol, per evaporazione a bassa temperatura o per filtrazione a membrana. Il vantaggio è che la fermentazione è avvenuta davvero, quindi il corpo e gli aromi ci sono. Lo svantaggio è che nel processo qualcosa si perde sempre.
Secondo modo: non produrlo
Si usa un lievito che non trasforma gli zuccheri in alcol, o si ferma la fermentazione presto. Costa meno, ma il rischio è che resti dolce e sappia di mosto.
Come si riconosce quella buona
- Non deve essere stucchevole: se sa di malto dolce, la fermentazione è stata fermata troppo presto
- Deve avere amaro: senza alcol il luppolo si sente di più, e serve a equilibrare
- La schiuma deve tenere
Attenzione al nome
In Italia “analcolica” vuol dire sotto l’1,2%, non zero. Chi ha bisogno dello zero assoluto deve controllare l’etichetta.
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Se poi ti viene voglia di provarlo di persona: siamo in Via Madonna della Camera 14, tutti i giorni 18:00–02:00. Puoi guardare il menu o prenotare un tavolo.

